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1 novembre 2016

I casi di Sangineto e Pescia sconvolgono l'Italia, ma con le leggi attuali gli aguzzini non faranno un giorno di carcere.

Un cane vittima di violenze nel lettino di un veterinario. - Foto di repertorio
Un cane vittima di violenze nel lettino di un veterinario. - Foto di repertorio
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La triste vicenda di Sangineto, dove quattro ragazzi ventenni hanno torturato e ucciso un cane "per divertimento", filmando la scena e pubblicandola in rete come se fosse qualcosa di cui vantarsi, ed il caso di Pescia, dove un 27enne ha brutalizzato e ucciso il cane di piccola taglia della ex fidanzata - anche in questo caso riprendendo la scena con una telecamera e divulgando l'atroce video - hanno molto scosso l'opinione pubblica italiana, e non solo il mondo animalista, che ha reagito compatto organizzando fiaccolate e manifestazioni di protesta, e nel caso della cittadina in provincia di Pistoia persino un presidio sotto l'abitazione del criminale. Ma questi due casi venuti alla ribalta, non sono che la punta di un grosso iceberg, di cui si parla ben poco.

Sono migliaia i cani torturati o maltrattati ogni anno

Per pochi casi che vengono alla luce, ce ne sono migliaia che invece passano inosservati, poiché avvengono al di fuori di sguardi indiscreti o per omertà. Inoltre la parte più arretrata della popolazione non conferisce il giusto valore alla vita degli #animali, e probabilmente non comprende l'importanza che questi possono avere per le persone che gli sono affezionate. Oltre alle torture e ai maltrattamenti per puro sadismo, ci sono anche moltissimi #cani costretti in spazi angusti ed in condizioni igieniche non adeguate, sopratutto nel mondo dei cani da caccia, troppo spessi relegati a "strumento" con una dignità paragonabile a quella del fucile o di altri strumenti utili alla caccia.

Ed infine i combattimenti clandestini e gli abbandoni. Seppure probabilmente in tono minore rispetto al passato, i combattimenti tra cani sono ancora una triste realtà, e probabilmente lo saranno sempre fino a quando ci saranno persone disposte a pagare per questi "spettacoli".  Poi ci sono le persone capaci di abbandonare un cane al proprio destino, scaricandolo in periferia o talvolta persino nelle autostrade, in quest'ultimo caso mettendo in pericolo anche la circolazione stradale.

Ci vogliono leggi più severe

Chi tortura e uccide un animale senza motivo, se non il sadismo dell'individuo, con le leggi attuali rischia un massimo di due anni di reclusione, il che significa che se un soggetto è incensurato, sicuramente per lui non si aprono le porte del carcere. Nemmeno per un giorno.

Le leggi attualmente in vigore non conferiscono la giusta importanza alla vita degli animali, nonostante milioni di italiani considerino i propri animali da compagnia e da affezione quasi alla stregua di un membro della famiglia. E' necessario ed auspicabile che il legislatore intervenga per ridimensionare le pene previste per chi commette reati contro gli animali, magari inasprendo particolarmente le condanne per quelli domestici, come cani e gatti, che nella nostra società e nella nostra cultura hanno un posto privilegiato rispetto ad altre specie animali, comunque da tutelare maggiormente.

Chi commette atrocità contro gli animali è socialmente pericoloso?

Cosa spinge certe persone a torturare e uccidere a sangue freddo, senza motivo, degli esseri viventi, ignorando o peggio ancora deridendo la loro agonia e sofferenza? Perché alcune persone sono capaci di tali atrocità? Ma sopratutto: queste persone sono socialmente pericolose? Chi è capace di torturare e uccidere un animale senza motivo, è più pericoloso del normale per i propri simili? 

Sono interrogativi legittimi, e sono in molti a ritenere che questi individui siano certamente disturbati psicologicamente, e come tali dovrebbero essere seguiti. Il legislatore dovrebbe prevedere un percorso di psicoterapia e osservazione psicologica di questi individui per valutarne la pericolosità sociale, e l'eventuale presenza di disturbi psichiatrici tali da rendere pericoloso l'individuo per se e per gli altri. Dopotutto è notorio che numerosi serial killer, come il mostro di Milwaukee, il cannibale Jeffrey Dahmer, hanno iniziato la loro "carriera" omicida torturando e uccidendo animali.  #legge




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27 settembre 2016

E' una vita che aspetta che qualcuno lo porti via con se' e nel caso capitasse ... ha sempre pronta la valigia con i suoi pochissimi effetti canini!!!

Uno dei cani "storici" del gruppo!Per fortuna ha un bel carattere, e' paziente ed ottimista .... altrimenti sarebbe certamente andato a cercarsela da solo famiglia!! Charlie, maschietto di taglia media,circa 20 kg, nato nel 2009, affettuosissimo, va d'accordo con tutti, nel rifugio ha trovato una compagna, Milka, con la quale si fanno molta compagnia. Si trova in un rifugio a Bari e putroppo fa parte del gruppo dei "cani invisibili" perche' si pensa non abbia nulla di speciale ... ma ogni cane ha in se' qualcosa di speciale, ogni cane e' unico! Sarà affidato chippato, vaccinato, con controlli pre e post affido. Adozione in tutta Italia. Per info: Roberta 333/9822189, Paola 349/3762414 april06@hotmail.it Sabrina 3921858119 Carmen 342/3727565 Terry 340/1432837 VIDEO DI CHARLIE IN PENSIONE:https://www.facebook.com/video/video.php?v=467797613261714 http://www.facebook.com/video/video.php?v=2061295994295922. http://www.facebook.com/video/video.php?v=1964912837267573. http://www.facebook.com/video/video.php…




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29 giugno 2016

Definirlo vivisettore o terrorista è la stessa cosa.


Definirlo vivisettore o terrorista è la stessa cosa.
Si è seduto con calma accanto alla scimmia stabulata e inerme con gli occhi sbarrati per il terrore. Da notare il volto del pseudo scienziato che con le braccia incrociate e lo sguardo calmo rimane impassibile accanto alla sua vittima come se fosse seduto accanto ad un oggetto senza anima.
E voi pensate davvero che questa gente senza scrupoli sia interessata al vostro stato di salute? Balle, sono tutti complici del sistema lobbistico di big- pharma, e quel che a loro preme è ottenere brevetti e riconoscimenti post test assolutamente non compatibili con l’uomo, essere biologicamente diverso dagli animali!




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22 giugno 2016

RICORDA QUALCOSA?




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12 giugno 2016

Monsanto pensava di essere intoccabile


18 mesi fa, il controllo di Monsanto sull’agricoltura mondiale sembrava inattaccabile.

Oggi, dopo più di 20 campagne, 2 milioni di firme, centinaia di migliaia di telefonate, messaggi e incontri con i Ministeri, manifestazioni e articoli di giornale… l’intero “modello Monsanto” è stato messo in dubbio.

L’Unione Europea ha appena bocciato il rinnovo della licenza del pesticida glifosato, il prodotto più redditizio di Monsanto, che da solo rappresenta un terzo dei suoi profitti. Una decisione gigantesca.

“Se penso a dove eravamo all’inizio di quest’anno e dove siamo ora, AVAAZ è stata indiscutibilmente una forza curciale in questa battaglia per sospendere il glifosato”
Pavel Poc, Vicepresidente della Commissione Ambiente dell’UE e leader della battaglia contro il glifosato.

Collage Monsanto model

La battaglia è ancora lunga. Ma se Paesi come Germania, Francia e Italia hanno sfidato per la prima volta le basi stesse dell’intero modello Monsanto, da questo momento niente sarà come prima.

Avaaz delivers glyphosate petition at the EU parliament
La consegna della campagna al Parlamento UE

Non siamo stati anti-pesticidi a prescindere: la nostra campagna ha chiesto una sospensione finché studi indipendenti non determineranno la sicurezza del glifosato. E ora, anche se la Commissione decidesse di andare avanti senza il sostegno dei governi nazionali, lo potrà fare solo per 18 mesi e solo in attesa di un nuovo parere scientifico. Se riusciremo ad assicurare che questo sarà davvero indipendente, avremo vinto!

Ma non solo: in questi 18 mesi potremo anche favorire una valutazione internazionale dell’impatto ambientale di tutto il modello produttivo che si basa su Monsanto, che sta trasformando i nostri campi in deserti tossici in cui non cresce più niente tranne i suoi semi geneticamente modificati.

Come con il cambiamento climatico e con l’accordo di Parigi, Avaaz ha spinto i cittadini a mobilitarsi come non era mai successo prima. Abbiamo portato la lotta contro Monsanto ad un nuovo livello e ora dipenderà da noi vincerla nei prossimi 18 mesi.

Prima le multinazionali del petrolio, ora Monsanto. Stiamo sfidando i veri potenti del nostro tempo. Ma assieme, se ci crediamo e agiamo di conseguenza, possiamo davvero riuscire in qualsiasi impresa.

Con speranza e determinazione,

Ricken, Alice, Bert, Pascal e tutto il team di Avaaz

PS : Se vuoi approfondire tutti i dettagli delle tattiche, gli incontri, e della storia della campagna di Avaaz contro il glifosato nell’ultimo anno, trovi tutto qui.

PPS: Anche in Italia la reazione dei media ha riconosciuto il nostro ruolo, qui il report di Fatto Quotidiano, Repubblica e Manifesto dove si sottolinea l’importanza delle nostre mobilitazioni per questo primo risultato.





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18 maggio 2016

Uccidono i cani a bastonate, li spellano e li vendono come cibo Firma la petizione direttamente con un solo click


Uccidono i cani a bastonate, li spellano e li vendono come cibo. È il festival di Yulin contro cui stanno già protestando migliaia di cinesi ma il governo non si muoverà fino a quando non capiranno che questa festa danneggia profondamente l’immagine internazionale della Cina. E qui entriamo in gioco noi. Firma la petizione direttamente con un solo click (testo in corsivo nella mail) per fermare il massacro dei cani, e poi condividi con tutti:

Firma qui

Cari avaaziani,

tra poche settimane ci sarà di nuovo il festival della carne di cane di Yulin dove migliaia di animali vengono rapiti e bastonati a morte. E poi appesi a dei ganci al mercato, spellati e venduti per essere mangiati.

Una sofferenza brutale -- nuove ricerche mostrano che in termini di emozioni, il cervello dei cani è molto simile al nostro. E se accettiamo che sono esseri con pensieri ed emozioni, la tortura di questo “festival” è inimmaginabile.

Da tutta la Cina migliaia di cittadini stanno protestando per fermare il massacro ma quello che interessa alle autorità è l’immagine internazionale del Paese, dopo tutto il lavoro che hanno fatto per migliorarla. Per questo siamo fondamentali: facciamogli capire che il mondo è inorridito dal massacro di cani e cuccioli e chiede che venga fermato subito!

Appena avremo i numeri pubblicheremo pagine a pagamento sui giornali, lavoreremo con personaggi famosi e lanceremo il primo sondaggio nazionale e indipendente sul consumo della carne di cane in Cina: terremo l’argomento sulle prime pagine finché non saranno costretti ad agire. Unisciti alla petizione qui sotto direttamente con un solo click e condividila con tutti:

https://secure.avaaz.org/it/stop_the_puppy_slaughter_loc/?bNXDXfb&v=76605&cl=10000850552

Al Presidente cinese Xi Jinping, al Governatore della provincia di Guangxi Chen Wu, e ai membri del Governo Centrale cinese:
Siamo cittadini di tutto il mondo profondamente disturbati dagli abusi e dal consumo di carne di cane al festival di Yulin e vi chiediamo di agire urgentemente per vietarlo. Milioni di cittadini cinesi sostengono la modifica legislativa per fermare l’industria della carne di cane e ci uniamo al loro appello per fermare questo mercato crudele.

https://secure.avaaz.org/it/stop_the_puppy_slaughter_loc/?bNXDXfb&v=76605&cl=10000850552

Grazie a molti coraggiosi attivisti, il festival sta diventando ogni anno più piccolo, e le autorità locali di Yulin hanno già tolto il loro patrocinio e vietato ai dipendenti pubblici di partecipare. La battaglia non è mai stata così accesa, e se ora aggiungiamo milioni di voci da tutto il mondo possiamo salvare migliaia di cani e cuccioli da torture indescrivibili.

Il festival di Yulin non è una tradizione centenaria o un aspetto della cultura cinese, la prima edizione è stata nel 2010! E molti assicurano che è stato creato soprattutto per spingere i profitti dell’industria della carne.

Mancano poche settimane al festival. Firma la petizione qui sopra direttamente con un solo click sul link e poi condividila con tutti, dobbiamo essere tantissimi!

https://secure.avaaz.org/it/stop_the_puppy_slaughter_loc/?bNXDXfb&v=76605&cl=10000850552

Il nostro movimento ha sempre dato voce a chi non ce l’ha, ai tori nelle sagre più cruente in Spagna, ai pulcini scartati e massacrati nelle industrie tedesche, agli animali vittime degli allevamenti degli orrori in Italia e Francia. Oggi la nostra voce è quella del migliore amico dell’uomo: fermiamo questo massacro una volta per tutte.

Con speranza, 

Rewan, Danny, Luis, Patricia, Jooyea, Mike, Ricken e tutto il team di Avaaz




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10 maggio 2016

DUE ROM SGOZZANO UN CAPRETTO IN STRADA, LA CORTE LI ASSOLVE PERCHÉ ISLAMICI


 “LA FEDE RELIGIOSA PREVALE SUL DOLORE CHE SI PUO’ INFLIGGERE A UN ANIMALE”- - -

Una sentenza choc che sembra dare il via libera a qualsiasi pratica, anche se riconosciuta brutale, in nome della libertà di culto - Secondo la corte la macellazione islamica è violenta e crudele ma, in quanto praticata per motivi religiosi, trova una giustificazione anche se compiuta senza nessuna autorizzazione...


CAPRETTO CAPRETTO

Matteo Basile per “il Giornale”

 

Uccidere un animale in maniera violenta? Nessun problema, basta essere islamici e addurre giustificazioni religiose. È quanto emerge da una sentenza della Corte d' Appello del tribunale di Genova che ha assolto due rom, di fede islamica, che avevano massacrato un capretto, macellato con rito islamico anche se privi di qualunque autorizzazione igienico-sanitario per farlo. I due erano stati condannati in primo grado ma la Corte d' Appello ha completamente ribaltato la sentenza.
 

La fede religiosa, secondo la Corte, vince sul dolore che si può infliggere a un animale. La procedura di macellazione islamica infatti è formalmente consentita dalla legge a patto che si presenti una specifica richiesta e il tutto si svolga in ambiente consono. Eppure quanto accaduto due anni fa a Genova, di consono non aveva proprio nulla.

 

CAPRETTO CAPRETTO

I due rom, ospitati in un campo in Valbisgano, immediata periferia genovese, hanno sgozzato il capretto in mezzo alla strada, lo hanno appeso a testa in giù per poi lasciarlo morire dissanguato. Una scena definita «raccapricciante» dalle guardie zoofile che avevano denunciato i due. Peraltro compiuta in strada, davanti a tutti, senza il minimo rispetto della sensibilità di chi avrebbe potuto assistere alla scena.
 

Immagini terribili, tanto da portare alla condanna dei due a una sanzione pecuniaria da 4 a 6mila euro per «maltrattamento» aggravato dalle «sevizie per crudeltà e senza necessità».

 

CAPRETTO CAPRETTO

Ma a distanza di quasi due anni, ecco la sentenza opposta e tutto cambia. Assolti perché, come scrive il giudice Mauro Amisano, «l' ipotesi di crudeltà verso gli animali presuppone l' assenza di qualsiasi giustificabile motivo, poiché la crudeltà è di per sé caratterizzata dalla mancanza di un motivo adeguato e da una spinta abietta e futile.

 

Una pratica come il sacrificio rituale musulmano, che è di per sé crudele se parametrata alla sofferenza inflitta, non può essere considerata illecita poiché esplicitamente ammessa per il rispetto dell' altrui libertà religiosa, e quindi non lesiva del comune sentimento di pietà», specificando inoltre che «il limite allo svolgimento di queste pratiche è quello della necessità, nel senso che la macellazione senza stordimento preventivo della vittima è consentita solo ed esclusivamente nel contesto d' un rito religioso, com' è avvenuto nella fattispecie».
 

In buona sostanza la macellazione islamica è violenta e crudele ma, in quanto praticata per motivi religiosi, trova in ogni caso una giustificazione. Anche se compiuta senza nessuna autorizzazione. Anche se l' uccisione è avvenuta per strada. Anche se i due rom non avessero nemmeno minimamente pensato di rispettare le norme igienico-sanitarie previste dalla legge italiana. Una sentenza choc che sembra dare il via libera a qualsiasi pratica, anche se riconosciuta brutale, in nome della libertà di culto.
 

CAPRETTO CAPRETTO

Una decisione che rappresenta un precedente e che supera di fatto anche le scelte della politica. La Regione Liguria ha infatti da poco approvato una mozione che vorrebbe obbligare all' anestesia degli animali prima della macellazione con rito islamico. Mozione che, alla luce di questa sentenza, finisce direttamente nel cestino.




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6 maggio 2016

La sperimentazione animale e l'informazione dei media non è la prima volta che un farmaco testato su animali si rivela dannoso per le persone

La sperimentazione animale e l'informazione dei media

Nel mese di gennaio i telegiornali hanno diffuso la notizia che in Francia alcuni volontari hanno sperimentato un farmaco e uno di loro è morto. Comunicare in questo modo induce l'ascoltatore a pensare che se il prodotto fosse stato testato su animali si sarebbe evitata la tragedia. Ma non è così.

Il fatto è avvenuto a Rennes dove otto volontari sani e remunerati hanno assunto un farmaco sintetizzato per agire sui disturbi dell'umore e i centri recettivi del dolore. A due di loro è stato somministrato un placebo mentre, dei restanti sei, uno era in stato di morte clinica, quattro con problemi neurologici forse permanenti e l'ultimo senza alcun sintomo. Il test era nella c.d. “fase 1” e quindi iniziale, condotto da una casa farmaceutica portoghese. In realtà la molecola era stata provata in precedenza sugli scimpanzé, che dovrebbero essere molto simili all'uomo, e solo dopo questo passaggio si iniziò, a luglio 2015, a darlo con un unico dosaggio a novanta persone senza riscontrare problemi.

 

I volontari di Rennes hanno invece assunto il medicinale più volte.

Dunque l'episodio presentato dai media sembra confermare che le prove effettuate sugli animali non siano sempre trasferibili alla razza umana.

Ad esempio nell'ambito del cervello nessun tipo di rimedio sviluppato su di loro si è rivelato efficace sull'uomo, come dichiara Marcel Leist, direttore del Caat-Eu (Centro per Test Alternativi su Animali) e specialista in biomedicine e tossicologia in vitro.

Ma non è la prima volta che un farmaco testato su animali si rivela dannoso per le persone poiché quanto desunto dalla sperimentazione può essere confermato solo “dopo” averlo provato sull'umano. Non esiste una garanzia al 100%:

l'uomo è unico e le altre specie differenti.

Talvolta l'avidità delle case farmaceutiche ha portato a “presentare” gli studi effettuati sorvolando su alcuni aspetti per enfatizzare quelli favorevoli. E' il caso del Talidomine.

Realizzato negli anni '50 fu immesso sul mercato sotto quaranta nomi commerciali diversi tra cui i più noti furono Contergan e Distaval.

Sembrava un sedativo perfetto perché privo dei pericolosi effetti collaterali dei barbiturici, non comportando alcun rischio di morte per overdose.

Così blando da venir raccomandato alle donne in gravidanza che soffrivano di nausee mattutine.

La casa farmaceutica tedesca Chemie Grünenthal investì in una campagna pubblicitaria senza precedenti presentandolo come un'innocua aspirina adatta a tutti, tale da non necessitare di prescrizione medica. Il Talidomine, nuova panacea per ogni male, venne mescolato ad altri principi attivi rientrando in numerosi prodotti destinati a curare anche un banale raffreddore e portando milioni di utili ai proprietari.

Introdotto nel 1957 fu però ritirato alla fine del 1961 - in Italia l'anno successivo - quando ci si accorse che provocava al feto umano malformazioni note come “focomelia” che si manifesta con l'assenza o il ridotto sviluppo delle ossa lunghe di gambe e braccia e il conseguente inserimento diretto di mani e piedi a spalle e bacino. Questo avviene perché il Talidomine agisce come inibitore del normale sviluppo dei vasi sanguigni che non nutrono alcune zone. 

Eppure la ditta tedesca aveva sperimentato sugli animali per ben tre anni prima di commercializzare il prodotto.

Dopo il verificarsi dei primi casi la Chemie Grünenthal effettuò test anche su bestie gravide ma comunicò che erano negativi.

Cani, gatti, topi, ratti e ben 150 specie e sottospecie di conigli assorbivano grandi quantità di Talidomine senza mostrare alcun problema, forse perché la casa farmaceutica utilizzava una forma galenica poco biodisponibile. Quando altri medici ripeterono le prove su topi gravidi con forme più biodisponibili l'esito fu positivo.

Negli anni successivi diversi ricercatori tentarono d'individuare gli animali idonei a rilevare il rischio causato dal farmaco ma i test sulle cavie comunemente usate diedero risultati contraddittori. Solo due tipi di scimmie e una specie di coniglio della Nuova Zelanda risultarono capaci di indurre nella prole malformazioni simili a quelle umane ma con dosaggi molto elevati.

Negli Stati Uniti il farmaco non venne approvato dall'Agenzia per il Controllo dei Farmaci e degli Alimenti grazie alla caparbietà di una ricercatrice, Frances Kelsey, che rigettò la domanda per due volte in quanto non persuasa della sperimentazione effettuata e preoccupata dagli effetti collaterali neurologici.

Quando in Europa alcuni ginecologi e pediatri denunciarono i pericoli del Talidomine la Chemie Grünenthal reagì con la negazione, tentando d'intimidire quei medici con gravi minacce.

   Nel 1967 un processo condannò la ditta a risarcire le vittime anche se gli imputati non vennero ritenuti personalmente responsabili. Il denaro, ancora una volta, chiuse la partita.

Ma più di 10.000 bambini e le rispettive famiglie subirono una tragedia che non poteva essere compensata con nessuna somma. Oltre alla focomelia gli effetti collaterali accertati furono difetti cardiaci, malformazioni renali e gastrointestinali, sordità, ritardo mentale e autismo.

La vicenda portò all'attenzione della comunità scientifica la necessità di effettuare test di tossicità sui prodotti di nuova introduzione.

In Germania è stato realizzato un film che, nel 2006, il tribunale vietò di mettere in onda perché la Chemie Grünenthal fece ricorso ritenendo che potesse danneggiarne l'immagine.

Così come l'anno successivo non venne proiettato in anteprima mondiale al Roma Fiction Fest per analogo ricorso. Il lungometraggio racconta la vicenda di un avvocato che lavora nello studio legale che assiste la casa farmaceutica.

La moglie è incinta del primo figlio e lui le raccomanda di non assumere il farmaco;

dopo una notte insonne la donna prende solamente una pastiglia e la figlia nascerà focomelica.

Questa drammatica storia dimostra che il profitto combinato all'utilizzo non responsabile dei media generano pericoli ma soprattutto che nessun animale può considerarsi un modello di “uomo semplificato”.

Esistono metodi alternativi che non vengono sviluppati, utilizzati e sostenuti perché l'abitudine, la mentalità o il risparmio sconsiderato non li incentivano. C'è un business anche nell'allevamento di animali destinati ai laboratori il cui smantellamento viene ostacolato con la scusa di creare disoccupati e tutelare il benessere umano.

In realtà la lobby del settore nasconde i propri interessi facendoli prevalere sul diritto dei cittadini di godere di una ricerca affidabile per la loro salute.

Cercare la cura a una malattia come la lesione al midollo spinale provocando lesioni alla spina dorsale di cani e scimmie è poco utile. La loro struttura è diversa dalla nostra, essendo più elastica, e si rompe in maniera diversa. Inoltre la malattia indotta artificialmente e combinata con lo stress della vita in laboratorio altera le condizioni immunitarie, falsando i dati clinici e comportando un decorso differente della patologia”.

Queste parole sono state pronunciate da una donna di quarant'anni paralizzata per una lesione alla colonna vertebrale durante un convegno del 2014 dal titolo

La ricerca scientifica senza animali per il nostro diritto alla salute”.

Le tecniche alternative esistono.

La generazione in laboratorio di pelle umana consente i test per cosmetici, melanomi e allergie mentre quella di tessuto polmonare, epatico o renale permette lo studio delle infezioni organiche.

Fino al 2014 per sapere se alcuni molluschi erano commestibili si utilizzavano i topi. Nel loro peritoneo, ossia nella membrana che racchiude gli organi dell'addome, veniva iniettata una quantità fissa di molluschi tritati finché l'animale non moriva. Poi l'operatore misurava il tempo di sofferenza e si determinava la tossicità fino al sopraggiungere del decesso. Questa prova non forniva risultati costanti perché soggettiva, dipendendo da fattori variabili come la resistenza del ratto e la manualità dell'operatore.

Ora, nei paesi della Comunità Europea, si usano strumenti avanzati quali l'High Performance Liquid Chromatography e la Spettrometria di Massa con cui si può conoscere l'esatto contenuto di composti chimici ottenendo alti standard di sicurezza per gli umani evitando la morte di animali.

Ulteriore possibilità è costituita dalla sperimentazione in silico, ossia attraverso la simulazione al computer del comportamento delle molecole studiate.

In laboratorio si effettuano esperimenti in vitro nutrendo le colture cellulari con siero bovino fetale. Il liquido si ottiene prelevando sangue da un feto di mucca con una puntura cardiaca senza anestesia e con l'animale cosciente fino alla morte.

La composizione del siero è soggetta ad alterazioni, contaminazioni da patogeni, proteine e anticorpi che possono influire sui risultati delle prove. L'alternativa è offerta da aziende che producono sieri sintetici o terreni di coltura senza liquidi animali, eliminandone la variabilità.

A proposito di sieri nel 1901 a St. Louis, Missouri, la difterite veniva curata grazie all’inoculazione dell’antitossina ricavata dal sangue dei cavalli. Tra quelli reclutati per tale scopo ve n’era uno di nome Jim che da giovane tirava il carretto di un lattaio. Quando evidenziò i sintomi del tetano venne soppresso ma in tredici dosi prodotte con il suo sangue era presente il batterio in fase d’incubazione. Prima di accorgersi della malattia furono messe in commercio provocando la morte di altrettanti bambini. Da quell’episodio ebbe origine, nel 1902, il Biologic Control Act, primo protocollo di sicurezza sulla produzione e vendita di sieri, tossine e vaccini nella storia della medicina. Migliaia di fanciulli vennero salvati dalla difterite ma tredici perirono per il tetano.

Analogamente a quanto avvenuto a inizio secolo gli eventi negativi devono essere sfruttati per trovare soluzioni migliori: ora si può testare su colture di cellule o tessuti umani, su microrganismi, attraverso modelli matematici computerizzati, tecniche non invasive per immagini, sistemi artificiali che simulano parti del corpo umano, microchip al DNA e altri ancora senza torturare animali e con risultati maggiormente attendibili per l’uomo.

Quello che manca è forse la volontà di staccarsi da uno schema che è servito nel passato ma che si dimostra superato per adeguarsi al progresso tecnologico e scientifico in parallelo all'evoluzione etica.

   In questo contesto i media dovrebbero porsi nei confronti della realtà come informatori obiettivi e non come abili distorsori per raccontare una versione dei fatti che fa comodo ad alcune categorie economicamente prevalenti.

Dario Fo, Nobel per la Letteratura 1997, ha recentemente presentato un libro in cui descrive l'affascinante vicenda, realmente esistita, di un pugile di etnia Sinti nella Germania nazista definito un artista più che uno sportivo.

Fo sostiene il dovere, per qualsiasi persona che racconta, di narrare una storia vera perché “il dovere di uno scrittore è quello d'informare e distruggere la menzogna”.

 

 

 

 

 

 

(foto pixabay, pt.euronews.com)

 

 


 1082,    26  Mar  2016 ,




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27 aprile 2016

«Traffico illegale di cani per la vivisezione: 300 euro ogni animale» Diretti in Germania, dieci indagati

foto di Franco Antonio Tempesta.

«Traffico illegale di cani per la vivisezione: 300 euro ogni animale»
Diretti in Germania, dieci indagati

MILANO - Un traffico illegale di cani accalappiati in Italia che finiscono in Germania come cavie in «sperimentazioni chirurgiche o di farmaci»: quello che per anni è stato solo un sospetto degli animalisti ora diventa una certezza nelle carte di due inchieste aperte dalla magistratura a Brescia e a Bolzano al termine di un' indagine dei carabinieri del Nas di Milano. Indagate dieci persone, tra cui i responsabili di tre associazioni che gestiscono alcuni canili e due veterinari. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e maltrattamento di animali. Quella scoperta dai carabinieri rischia di essere solo la punta di un iceberg che, però, non deve gettare un' ombra ingiusta di sospetto sul lavoro di migliaia di volontari, i quali, con fatica e amore, accudiscono gratuitamente gli animali abbandonati. L' indagine comincia nell' ottobre 2004 quando, nel Bresciano, una pattuglia ferma sull' autostrada A4 due furgoni e un' auto di un canile lombardo. Dentro sono stipati una cinquantina di cani. «Saranno adottati in Germania» dichiarano i conducenti. Quando i militari del Nas vanno a controllare i documenti nel canile e in altri collegati scoprono incongruenze sospette. A partire dal numero di cani affidati ufficialmente a privati cittadini che a volte è minore, a volte maggiore di quello reale. Irregolarità formali, si giustificano i responsabili. Secondo gli investigatori, invece, sono la prova di una truffa a danno dei Comuni che potrebbe nascondere un traffico internazionale. In genere i Comuni convenzionati, precisano gli investigatori, pagano le strutture per il mantenimento (pochi euro al giorno) degli animali o (40 euro in Lombardia) per ogni cane affidato ufficialmente. Come a dire che qualcuno potrebbe aver giocato sui numeri per gonfiare i rimborsi. Nei guai finiscono anche due veterinari per i certificati (sospettati falsi) delle vaccinazioni che servono al rilascio dei passaporti sanitari europei, senza i quali i cani non possono andare all' estero. Un anno dopo, un altro furgone viene fermato al valico del Brennero diretto in Germania. Dentro ci sono una dozzina di cani che viaggiano senza acqua e cibo, in gabbie anguste o liberi di sbranarsi tra loro. Il conducente, legato a una delle associazioni coinvolte, viene denunciato alla Procura di Bolzano per maltrattamento di animali. Negli atti d' indagine si sostiene che in Germania i cani vengono pagati tra i 200 e i 300 euro ciascuno e si ipotizza che finiscano nel giro tedesco della vivisezione, destinati alla sperimentazione di farmaci e di tecniche chirurgiche. «Sono 20 anni che si parla di questi sospetti in riferimento alla Germania. Non sono mai state trovate prove, al di là di un traffico sospetto, quantomeno per il numero enorme di cani che coinvolge e che è sproporzionato alle possibilità di ricezione di quel Paese» lamenta Gianluca Felicetti, presidente della Lega Antivivisezione. Il quale ricorda che in Germania chi vuole adottare un cane legalmente deve pagare tra i 50 e 350 euro come rimborso spese a chi l' ha mantenuto. Un incasso su cui qualcuno potrebbe speculare rifornendosi da complici italiani. «Noi siamo contrari a ogni forma di vivisezione, ma sappiamo che le sperimentazioni legalmente autorizzate avvengono solo su animali iperselezionati e codificati su animali appositamente allevati, non certo sui randagi. Quei poveri cani potrebbero finire in esperimenti di basso livello e del tutto illegali». Giuseppe Guastella gguastella@corriere.it 500 milioni I fondi pubblici destinati ogni anno ai canili. Una struttura che ospita mille cani può ottenere anche 2,5 milioni di euro all' anno 640 mila I cani randagi in Italia secondo il ministero della Salute. Ma per la Lega Antivivisezione in realtà sono almeno un milione 990 I canili autorizzati in Italia. Oltre al finanziamento base, i Comuni pagano un ticket giornaliero per ogni cane ospitato, almeno 2 euro ITALIA Gli esperimenti sugli animali sono circa 900 mila all' anno. Il 95% è svolto su topi e ratti. La legge italiana autorizza la sperimentazione clinica sugli animali da laboratorio, ma i ricercatori possono esercitare l' obiezione di coscienza GERMANIA La legge non autorizza la sperimentazione sui randagi, ma per gli ambientalisti i controlli sono inesistenti: migliaia di cani importati clandestinamente dal Sud Europa e dalla Turchia finirebbero in laboratori clandestini GRAN BRETAGNA Attraverso un accordo volontario, tutte le case farmaceutiche hanno abolito la sperimentazione sui grandi primati. Vietato per legge l' utilizzo di animali (cavie comprese) nella sperimentazione di prodotti cosmetici Sotto inchiesta veterinari e responsabili di canili 1 Indagati i responsabili di tre associazioni che gestiscono canili e 2 ve- terinari (falsi certificati) Le accuse: truffa aggravata e maltrattamento di animali 2 L' ipotesi è che gli indagati abbiano truffato i Comuni incassando rimborsi non dovuti

Corriere della Sera
/ ARCHIVIO STORICO
Guastella Giuseppe




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29 febbraio 2016

«Traffico illegale di cani per la vivisezione: 300 euro ogni animale»

foto di Franco Antonio Tempesta.


Diretti in Germania, dieci indagati

MILANO - Un traffico illegale di cani accalappiati in Italia che finiscono in Germania come cavie in «sperimentazioni chirurgiche o di farmaci»: quello che per anni è stato solo un sospetto degli animalisti ora diventa una certezza nelle carte di due inchieste aperte dalla magistratura a Brescia e a Bolzano al termine di un' indagine dei carabinieri del Nas di Milano. Indagate dieci persone, tra cui i responsabili di tre associazioni che gestiscono alcuni canili e due veterinari. Le accuse sono di associazione per delinquere finalizzata al falso, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e maltrattamento di animali. Quella scoperta dai carabinieri rischia di essere solo la punta di un iceberg che, però, non deve gettare un' ombra ingiusta di sospetto sul lavoro di migliaia di volontari, i quali, con fatica e amore, accudiscono gratuitamente gli animali abbandonati. L' indagine comincia nell' ottobre 2004 quando, nel Bresciano, una pattuglia ferma sull' autostrada A4 due furgoni e un' auto di un canile lombardo. Dentro sono stipati una cinquantina di cani. «Saranno adottati in Germania» dichiarano i conducenti. Quando i militari del Nas vanno a controllare i documenti nel canile e in altri collegati scoprono incongruenze sospette. A partire dal numero di cani affidati ufficialmente a privati cittadini che a volte è minore, a volte maggiore di quello reale. Irregolarità formali, si giustificano i responsabili. Secondo gli investigatori, invece, sono la prova di una truffa a danno dei Comuni che potrebbe nascondere un traffico internazionale. In genere i Comuni convenzionati, precisano gli investigatori, pagano le strutture per il mantenimento (pochi euro al giorno) degli animali o (40 euro in Lombardia) per ogni cane affidato ufficialmente. Come a dire che qualcuno potrebbe aver giocato sui numeri per gonfiare i rimborsi. Nei guai finiscono anche due veterinari per i certificati (sospettati falsi) delle vaccinazioni che servono al rilascio dei passaporti sanitari europei, senza i quali i cani non possono andare all' estero. Un anno dopo, un altro furgone viene fermato al valico del Brennero diretto in Germania. Dentro ci sono una dozzina di cani che viaggiano senza acqua e cibo, in gabbie anguste o liberi di sbranarsi tra loro. Il conducente, legato a una delle associazioni coinvolte, viene denunciato alla Procura di Bolzano per maltrattamento di animali. Negli atti d' indagine si sostiene che in Germania i cani vengono pagati tra i 200 e i 300 euro ciascuno e si ipotizza che finiscano nel giro tedesco della vivisezione, destinati alla sperimentazione di farmaci e di tecniche chirurgiche. «Sono 20 anni che si parla di questi sospetti in riferimento alla Germania. Non sono mai state trovate prove, al di là di un traffico sospetto, quantomeno per il numero enorme di cani che coinvolge e che è sproporzionato alle possibilità di ricezione di quel Paese» lamenta Gianluca Felicetti, presidente della Lega Antivivisezione. Il quale ricorda che in Germania chi vuole adottare un cane legalmente deve pagare tra i 50 e 350 euro come rimborso spese a chi l' ha mantenuto. Un incasso su cui qualcuno potrebbe speculare rifornendosi da complici italiani. «Noi siamo contrari a ogni forma di vivisezione, ma sappiamo che le sperimentazioni legalmente autorizzate avvengono solo su animali iperselezionati e codificati su animali appositamente allevati, non certo sui randagi. Quei poveri cani potrebbero finire in esperimenti di basso livello e del tutto illegali». Giuseppe Guastella gguastella@corriere.it 500 milioni I fondi pubblici destinati ogni anno ai canili. Una struttura che ospita mille cani può ottenere anche 2,5 milioni di euro all' anno 640 mila I cani randagi in Italia secondo il ministero della Salute. Ma per la Lega Antivivisezione in realtà sono almeno un milione 990 I canili autorizzati in Italia. Oltre al finanziamento base, i Comuni pagano un ticket giornaliero per ogni cane ospitato, almeno 2 euro ITALIA Gli esperimenti sugli animali sono circa 900 mila all' anno. Il 95% è svolto su topi e ratti. La legge italiana autorizza la sperimentazione clinica sugli animali da laboratorio, ma i ricercatori possono esercitare l' obiezione di coscienza GERMANIA La legge non autorizza la sperimentazione sui randagi, ma per gli ambientalisti i controlli sono inesistenti: migliaia di cani importati clandestinamente dal Sud Europa e dalla Turchia finirebbero in laboratori clandestini GRAN BRETAGNA Attraverso un accordo volontario, tutte le case farmaceutiche hanno abolito la sperimentazione sui grandi primati. Vietato per legge l' utilizzo di animali (cavie comprese) nella sperimentazione di prodotti cosmetici Sotto inchiesta veterinari e responsabili di canili 1 Indagati i responsabili di tre associazioni che gestiscono canili e 2 ve- terinari (falsi certificati) Le accuse: truffa aggravata e maltrattamento di animali 2 L' ipotesi è che gli indagati abbiano truffato i Comuni incassando rimborsi non dovuti

Franco Antonio Tempesta

Corriere della Sera




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23 febbraio 2016

La svolta di Berlusconi,ora menù vegetariano:basta far soffrire gli animali


© Fornito da Corriere della Sera

ROMA«Da quando ho letto delle sofferenze degli animali che viaggiano verso il macello, e quindi verso la morte, m’è passata la voglia di mangiare carne. Posso farne a meno, della carne. E lo farò». E ancora. «Stiamo parlando di creature meravigliose. Come si fa a ucciderle? Come si fa a mangiarle?».Mentre analisti e osservatori s’interrogano sul presente di Forza Italia, il suo leader avrebbe compiuto una scelta destinata a cambiare il suo personalissimo futuro. Silvio Berlusconi, infatti, vuole smettere di mangiare carne. All’alba dell’ottantesimo anno della sua presenza su questa terra, insomma, l’ex presidente del Consiglio sarebbe diventato vegetariano.Se scegliere di diventare vegetariani vuol dire intraprendere un cammino, questo sentiero, Berlusconi, l’avrebbe imboccato nell’ultimo periodo. Lasciando finora dietro di sé qualche traccia. La prima, alla presentazione della candidatura milanese di Stefano Parisi, quando ha infilato tra i «sette punti capisaldi di Forza Italia» proprio «la difesa degli animali e dell’ambiente», predisposta — con tanto di road map — da Michela Vittoria Brambilla. La seconda giovedì scorso, quando nel bel mezzo della riunione coi coordinatori regionali del partito s’è lasciato sfuggire che «m’è passata la voglia di mangiare carne». E la terza negli ultimi giorni, quando avrebbe dato indicazione, rispetto a precise domande della cucina di Arcore («Ma col ragù come ci dobbiamo regolare, adesso?»), di evitare di «fare il ragù usando la carne».Difficile, almeno per adesso, individuare l’impulso che ha trasmesso a Berlusconi la scelta di diventare un vegetariano. I dati Eurispes del 2016 raccontano di un 8 per cento di italiani che ha scelto questo stile di vita (di questi, il 7.1 per cento è vegetariano tout court mentre lo 0.9 è vegano, e quindi rifiuta anche i cibi che contengono derivati di origine animale). Nell’anno precedente, i vegetariani in Italia erano il 5.7 per cento. Segno che, in soli trecentosessantacinque giorni, un 2.3 per cento in più degli intervistati dall’Eurispes avrebbe imboccato lo stesso sentiero del leader forzista. Perché? C’è chi fa questa scelta per il rispetto degli animali (il 43.3 per centro di italiani vive con almeno un animale domestico), per questioni di salute (soprattutto dopo le ultime prescrizioni dell’Organizzazione mondiale della sanità sulle carni rosse), per la tutela dell’ambiente.Berlusconi, almeno a prendere per buone le parole espresse di recente, sarebbe votato alla prima scuola di pensiero. «Per il rispetto per gli animali». E non sarà un caso se negli ultimi tempi più d’un forzista, per spiegare il cambio di abitudini alimentari dell’ex premier, sia andato a ripescarsi — nel mare magnum della leggendaria aneddotica sul personaggio — quella vecchia storiella attribuita a mamma Rosa. Storiella secondo cui il «Silvio» ancora bambino era talmente timoroso di uccidere inconsapevolmente una formica che avrebbe volentieri girato con un campanellino appeso alla cintura dei pantaloni. Un escamotage, almeno era quello che pensava l’infante Berlusconi, per segnalare a tutti gli insetti nascosti nel terreno il passaggio di due piedi che avrebbero potuto «provocare la morte di un essere innocente».Quali che siano le ragioni di questo nuovo stile di vita, la scelta di rinunciare alla carne porterà l’uomo che non ha disdegnato paragoni tra se stesso e De Gasperi, e Mandela, e Papa Bergoglio, a stare nello stesso pantheon in cui convivono Gandhi e Tolstoj, Voltaire e Pitagora, Leonardo da Vinci. Tutti vegetariani. Come Erasmo da Rotterdam, autore dell’Elogio della follia, che da sempre è il libro preferito di Berlusconi.




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12 febbraio 2016

50 000 Levrieri sacrificati: Brigitte Bardot scrive al re di Spagna e lancia una petizione

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Ve ne abbiamo parlato recentemente: ogni anno, in Spagna, terminata la stagione di caccia, circa 50 000 Levrieri usati dai cacciatori vengono abbandonati o massacrati brutalmente.

 

Il 5 febbraio, Brigitte Bardot ha lanciato un appello alle autorità spagnole affinché questa pratica abietta abbia fine.

 

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Fonte: @RTL

 

Nella lettera indirizzata al re di Spagna e al Governo, l’attrice scrive:

 

Ricevo molte lettere che denunciano questa barbarie, dove la sorte abietta dei Galgos viene paragonata al massacro immondo dei cuccioli di foca in Canada e mi si supplica di usare la mia notorietà per gridare allo scandalo e denunciare la violenza, l’ingiustizia e la viltà umana. 

 

Fonte: @LévrierSansFrontières

 

Brigitte Bardot si era già mobilitata in precedenza, rivolgendosi direttamente al Ministero spagnolo dell’Agricoltura nel 1998 e al re Roi Juan Carlos I nel 2009 per far cessare questa barbarie. La sua voce era rimasta inascoltata.

 

Le autorità erano rimaste indifferenti nei confronti della questione e poco propense ad affrontare i “galgueros”, i cacciatori che si servono dei Levrieri, legati a questa “tradizione”.

 

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Fonte: @France2

 

“Una morte lenta, orribile, una tortura.”

 

Smarriti, condannati a morire di fame o di sete in un recinto, gettati in un pozzo o da un dirupo, bruciati vivi… I cacciatori si contendono il premio crudeltà per i modi in cui si sbarazzano dei loro cani, diventati oggetti inutili e ingombranti.

Per alcuni è inconcepibile spendere del denaro per nutrirli e mantenerli fino alla stagione successiva, la loro vita non ha alcun valore. Intervistata su France2, Brigitte Bardot si è mostrata indignata di fronte a queste morti “lente e orribili”.

 

Levrier-brigitte-bardot-galgos-3

Fonte: @France2

 

L’attrice aggiunge:

 

E’ una vergogna per un paese come la Spagna. E’ una vergogna per un essere umano. Vi supplico di prendere coscienza dell’atrocità e della barbarie di questi atti atroci e di fare tutto il necessario affinché questa pratica abbia fine all’istante, senza indugi.

 

 

 

Una petizione per fare pressione sulle autorità spagnole

 

La Fondazione Brigitte Bardot ha accompagnato la sua iniziativa a una petizione per chiedere l’abolizione del massacro dei Galgos. Per firmarla, recatevi qui. Dobbiamo essere numerosi a sostenere questa causa! Ci sono poche possibilità che la situazione cambi senza una mobilitazione internazionale di portata notevole.

 

Immagine di copertina : @AFP / Valery Hache & @Cazadoresolmedo

 

*      *      *

 

 

Articolo correlato

 

50 000 Levrieri stanno per essere sterminati brutalmente, e nessuno ne parla.

*      *      *




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7 febbraio 2016

Iniziato il processo a carico del "mostro di Irgoli" (un pastore che uccise un cane di fronte al figlio)

e già fioccano mille speculazioni.

Vi invidio tanto, voi che avete ancora dell'ottimismo.

in Italia NESSUNO, e dico NESSUNO, è mai finito in carcere per maltrattamento e uccisione di animale.
Nessuno.
Al massimo sono state comminate pene pecuniarie,
e anche ridicole, dell'ordine di 500-1000 euro....

ma davvero vi aspettate una sentenza giusta??? Emoticon tongue
Io mi aspetto sentenze farsa come le altre.


Ti trovi in: Home | Maltrattamento | Nuoro – Processo al pastore che ha ucciso il cane. Richiesta la “messa in prova”
geapress.org




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31 gennaio 2016

Non comprate nessuna arancia sporca di sangue, La storia della ricerca sul cancro è stata una storia di ricerca di metodi per creare e cercare di curare il cancro nei topi




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29 gennaio 2016

La protesta anti-pellicce blocca la Settimana della Moda di Roma




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27 gennaio 2016

Non dimentichiamoci che i bracconieri sono quasi sempre cacciatori con licenza di caccia.

Avellino – Cane lupo randagio, morto nella trappola del bracconiere. Sospetti su una persona

Intervento del Corpo Forestale dello Stato


cane trappolaGEAPRESS – C’era pure un cane lupo randagio in una delle trappole piazzate dal bracconieri in località “Saliceto”, nell’ambito comunale di Forino (AV).

Ha renderlo noto è il Corpo Forestale dello Stato che ha provveduto a bonificare l’area. Ad essere state rinvenute, sono diverse trappole in buona parte del tipo laccio-cappio. I marchingegni erano piazzati in un vallone boscato oltre che in un noccioleto privato. Le trappole erano in parte occultate da frascame e si pensa potessero servire alla cattura di cinghiali.

In particolare gli Agenti della Forestale hanno trovato sette lacci a cappio, nonché una grossa gabbia metallica con congegno ad innesco a scatto mediante pressione, usualmente utilizzata per la cattura illecita dei cinghiali. I lacci in acciaio, invece,  muniti di fermi metallici, appositamente ancorati ad alcune piante di castagno, venivano rinvenuti  a poca distanza fra loro e lungo gli usuali passaggi dei cinghiali.

Sul posto si rinveniva ormai morto, anche un cane lupo randagio, ritrovato intrappolato in un lacci-cappio.

I mezzi di cattura rinvenuti, spiega il Corpo Forestale dello Stato, risultavano collocati con l’intento di catturare, con inusuale violenza, le prede al proprio passaggio. Questo secondo metodiche purtroppo in uso ai bracconieri del luogo, soprattutto per quanto concerne ai cinghiali. Risultando tali arnesi di cattura non a norma, in quanto non rientranti tra i mezzi di caccia consentiti, gli agenti del Corpo forestale dello Stato di Forino hanno subito proceduto alla loro rimozione e relativo sequestro. Inoltre, da ulteriori tracce ed accertamenti eseguiti sul posto, gli agenti del Corpo forestale dello Stato riuscivano a rinvenire fonti di prova utili per risalire al presunto autore del reato.

Per tali fatti veniva quindi redatta l’informativa di reato inviata all’Autorità Giudiziaria competente.

Il Corpo Forestale dello Stato evidenzia, inoltre, come tali congegni illegali ed incivili spesso provochino gravi incidenti anche a malcapitati escursionisti e/o frequentatori a vario titolo della montagna,  che sovente restano vittime di tali trappole.  L’operazione in questione s’inquadra proprio fra quelle tese alla salvaguardia della fauna selvatica, alla repressione del bracconaggio e dei mezzi illeciti utilizzati per la caccia.

Le attività di contrasto a simili fenomeni proseguiranno, con costante attenzione da parte del Corpo forestale dello Stato, sull’intera provincia e con maggiore impulso in tale specifico territorio, ove tale fenomeno illecito risulta molto radicato e particolarmente in uso ai bracconieri locali, atteso che tali  pratiche di caccia illecita spesso si accompagnano  al reato di maltrattamento di animali.

© Copyright

Avellino – Cane lupo randagio, morto nella trappola del bracconiere. Sospetti su una persona

Intervento del Corpo Forestale dello Stato

di redazione | 27 gennaio 2016

cane trappolaGEAPRESS – C’era pure un cane lupo randagio in una delle trappole piazzate dal bracconieri in località “Saliceto”, nell’ambito comunale di Forino (AV).

Ha renderlo noto è il Corpo Forestale dello Stato che ha provveduto a bonificare l’area. Ad essere state rinvenute, sono diverse trappole in buona parte del tipo laccio-cappio. I marchingegni erano piazzati in un vallone boscato oltre che in un noccioleto privato. Le trappole erano in parte occultate da frascame e si pensa potessero servire alla cattura di cinghiali.

In particolare gli Agenti della Forestale hanno trovato sette lacci a cappio, nonché una grossa gabbia metallica con congegno ad innesco a scatto mediante pressione, usualmente utilizzata per la cattura illecita dei cinghiali. I lacci in acciaio, invece,  muniti di fermi metallici, appositamente ancorati ad alcune piante di castagno, venivano rinvenuti  a poca distanza fra loro e lungo gli usuali passaggi dei cinghiali.

Sul posto si rinveniva ormai morto, anche un cane lupo randagio, ritrovato intrappolato in un lacci-cappio.

I mezzi di cattura rinvenuti, spiega il Corpo Forestale dello Stato, risultavano collocati con l’intento di catturare, con inusuale violenza, le prede al proprio passaggio. Questo secondo metodiche purtroppo in uso ai bracconieri del luogo, soprattutto per quanto concerne ai cinghiali. Risultando tali arnesi di cattura non a norma, in quanto non rientranti tra i mezzi di caccia consentiti, gli agenti del Corpo forestale dello Stato di Forino hanno subito proceduto alla loro rimozione e relativo sequestro. Inoltre, da ulteriori tracce ed accertamenti eseguiti sul posto, gli agenti del Corpo forestale dello Stato riuscivano a rinvenire fonti di prova utili per risalire al presunto autore del reato.

Per tali fatti veniva quindi redatta l’informativa di reato inviata all’Autorità Giudiziaria competente.

Il Corpo Forestale dello Stato evidenzia, inoltre, come tali congegni illegali ed incivili spesso provochino gravi incidenti anche a malcapitati escursionisti e/o frequentatori a vario titolo della montagna,  che sovente restano vittime di tali trappole.  L’operazione in questione s’inquadra proprio fra quelle tese alla salvaguardia della fauna selvatica, alla repressione del bracconaggio e dei mezzi illeciti utilizzati per la caccia.

Le attività di contrasto a simili fenomeni proseguiranno, con costante attenzione da parte del Corpo forestale dello Stato, sull’intera provincia e con maggiore impulso in tale specifico territorio, ove tale fenomeno illecito risulta molto radicato e particolarmente in uso ai bracconieri locali, atteso che tali  pratiche di caccia illecita spesso si accompagnano  al reato di maltrattamento di animali.

© Copyright




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23 gennaio 2016

SENTENZA STORICA!!! OGGI 23/01/2016 L'ALLEVAMENTO GREEN HILL E' STATO CONDANNATO DAL TRIBUNALE DI BRESCIA! Emoticon like Green Hill è condannato. Sconfitto tre volte.

Renzo Graziosi, veterinario dell'allevamento e Ghislane Rondot, co-gestore di “Green Hill 2001” entrambi condannati a 1 anno e 6 mesi
- Roberto Bravi, direttore dell'allevamento condannato a un anno più risarcimento delle spese
- Sospensione dalle attività per due anni, per i condannati, e confisca dei cani
- Assolto Bernard Gotti, co-gestore di “Green Hill 2001"





Oggi 23 gennaio l'allevamento Green Hill è stato condannato. Sentenza Storica. La riscossa dei Beagle!
lav.it




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19 gennaio 2016

STOP AD ESPERIMENTI SU POVERI CANI E GATTI PER TESTARE ALIMENTI

STOP AD ESPERIMENTI SU POVERI CANI E GATTI PER TESTARE ALIMENTI

firmate qui https://www.change.org/p/stop-a-esperimenti-su-poveri-cani-e-gatti-per-testare-alimenti?recruiter=84727431&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petitionhttps://www.change.org/p/stop-a-esperimenti-su-poveri-cani-e-gatti-per-testare-alimenti?recruiter=84727431&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petitionhttps://www.change.org/p/stop-a-esperimenti-su-poveri-cani-e-gatti-per-testare-alimenti?recruiter=84727431&utm_campaign=signature_receipt&utm_medium=email&utm_source=share_petition

Ho visto domenica 5 Dicembre un servizio di Report in cui veniva filmato il rifugio-lager della Hills dove poveri cani vengono torturati, costretti a subire interventi in seguito ai quali muoiono, e a nutrirsi forzatamente di vari prodotti, al fine di verificare effetti di vario genere sul loro fisico.

Poi gli alimenti prodotti vengono commercializzati per nutrire i nostri cari animali: non è giusto. Immediatamente si devono controllare i luoghi dove sono detenuti questi poveri cani e gatti, liberarli e portarli in sicurezza per farli curare e far loro ritrovare la salute, ed essere accuditi amorevolmente. Vi sono sanzioni per maltrattamenti sugli animali contenute in leggi che li tutelano e queste aziende devono essere sanzionate.

Alla richiesta della giornalista di Report di vedere dove Royal Canin tiene i cani e gatti che devono provare i loro alimenti, è stato dato netto rifiuto.

Noi abbiamo il dovere di tutelare e difendere questi poveri animali che non possono farlo da loro stessi, abbiamo il dovere di custodire e difendere la Natura e tutte le creature se vogliamo considerarci esseri umani. Abbiamo il dovere di custodire ciò che ci è stato affidato. Qualcuno di molto grande, il Mahatma Ghandi, disse che la civiltà di una nazione si vede da come sono trattati gli animali.

Lettera a
Presidente Royal Canin
Presidente Hills
STOP AD ESPERIMENTI SU POVERI CANI E GATTI PER TESTARE ALIMENTI PROPRIO PER CANI E GATTI

danielarosa basile ha lanciato questa petizione con solo una firma e allora ci sono 32.194 sostenitori. Lancia la tua propria petizione per creare il cambiamento cui ti preoccupi.

Aggiornamenti





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17 gennaio 2016

Anche solo qualche scatoletta, può aiutarmi a portare avanti i quasi 100 gatti che sfamo ogni santo giorno...

    foto di Annalisa Spinosa.
    Annalisa Spinosa

    EMERGENZA GATTI!!!
    EMERGENZA CIBO!!!
    Anche solo qualche scatoletta, può aiutarmi a portare avanti i quasi 100 gatti che sfamo ogni santo giorno...
    "Aiutatemi ad aiutarli!"
    Chiunque voglia aiutare con un pò di pappe (vanno bene anche confezioni aperte, magari che il vostro viziato non mangia, oppure scadute o di prossima scadenza), può inviarle al seguente indirizzo:
    ANNALISA SPINOSA
    VIA GIACOMO MATTEOTTI 96
    80026 CASORIA (NA)




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10 gennaio 2016

Lettera aperta a chi ha abbandonato un cane fedele


«Caro proprietario di m*** di questo cane, oggi abbiamo letto un paio di e-mail da parte di persone che avevano notato il tuo cane abbandonato fra la 15esima e la Excelsior avenue. Guardando la data abbiamo visto che il tuo cane era lì seduto almeno da sabato mattina. Li abbiamo visti solo adesso perché eravamo molto impegnati. Così abbiamo deciso di andare a vedere se potevamo aiutarlo. Eravamo sicuri di trovarlo ancora lì. Lui ti stava aspettando». Inizia così la lettera dura e aperta che un gruppo di volontari del Kings SPCA-Rescue ha voluto virtualmente scrivere  a chi ha abbandonato un cane, simbolo più che mai di fedeltà: quando hanno visto la e-mail, erano già passati cinque giorni. Ma quel cane era ancora lì

 

--»» GUARDA IL VIDEO DEI SOCCORRITORI (clicca qui) 

 

FCERBMI

 

«Non ha mai lasciato il posto dove gli ha detto di rimanere. E' sempre stato un bravo cane. E' rimasto vicino all'ultimo posto dove ha visto la persona che più preferiva al mondo. Ha pensato che saresti tornato indietro. Guardava ogni macchina che si avvicinava sperando che stessi tornando per lui. Il tuo cane ha rischiato il congelamento, ha vissuto la fame e la paura per giorni perché sei un pezzo di m*** senza cuore. Lui ti stava aspettando» 

 

I suoi soccorritori lo hanno chiamato Banjo e sono rimasti molto colpiti dalla sua fedeltà e da quanto il suo proprietario l'abbia tradito. Così hanno deciso di pubblicare su Facebook questa lettera scritta direttamente a chi è stato capace di tanta crudeltà. 

«Era così affamato che stava mangiando bastoni. Qualche persona buona si è fermata e gli ha dato un po' di cibo, ma lui aveva molta fame ed era confuso. Anche con il cibo di fronte a lui, quel cane sapeva che doveva aspettare il tuo ritorno. Lui ti stava aspettando». 

 

FCERBMI

 

La lettera poi continua: «Non è un cane cattivo. E' un cane molto buono. Sei tu un cattivo amico. Hai abbandonato qualcuno che avrebbe dato la sua vita per te. Qualcuno a cui non importa quanto a lungo sei stato via per lavoro. Qualcuno che è felice se ti vede tornare sia che tu sia uscito solo per controllare la buca delle lettere o se sei stato via per giorni. Qualcuno che ti lecca le lacrime dalle guance e mangia il tuo cibo avanzato dal piatto. Ora non ti aspetterà più» 

Nella lettera i volontari raccontano quanto sia stato difficile guadagnarsi la fiducia di quel cane. «Si stava facendo buio e sentivamo i coyote in lontananza. Ci siamo seduti lì per ore. Gli abbiamo parlato. Lo abbiamo nutrito. Solo dopo ore ha accettato di mangiare dalle nostre mani. Finalmente ha deciso di avvicinarsi e ci siamo coricati nel fango freddo dicendogli "Andrà tutto bene, è l'ultima volta che qualcuno ti farà del male". Il tuo cane mi ha così permesso di accarezzarlo sulla testa. Poi dietro le orecchie. Alla fine sono riuscito a sedermi vicino a lui e mi ha permesso di dargli qualche grattino sulla pancia. Mi ha permesso di mettergli un guinzaglio senza provare a scappare». 

 

FCERBMI

 

E' a questo punto della lettera che arriva la parte più difficile da accettare per chi ama gli animali: «E' stato tranquillo fino al momento di andarsene. Voleva aspettarti. Si è rifiutato di andare al furgone. Ho portato il tuo grosso cane al furgone: il tuo grande e gentile cane era spaventato. Il tuo cane fedele. Ho portato il tuo cane lontano dall'ultimo posto dove ti ha visto. Ha uluato per tutta il viaggio verso il nostro rifugio. E' stato il lamento più doloroso che io abbia mai sentito. Era il suono del suo cuore che si spezzava. Voleva disperatamente tornare al posto dove lo hai lasciato. Ha continuato a guardare fuori dal finestrino mentre ci allontanavamo. Il suo abbaiare è durato sin quando è venuto vicino al sedile del conducente e ha iniziato ad abbaiare verso di me. Ho iniziato ad accarezzarlo sulla testa e lui mi guardava in modo confuso, ma ha appoggiato la testa sulle mie ginocchia e ha piagnucolato sino al rifugio. Tu non meriti un cucciolo così speciale. Tu non meriti nessun cane. Il cane si dimenticherà di te. Troverà una buona casa e riceverà l'amore che merita». 

 

Banjo, a distanza di qualche giorno da quella lettera, sta bene e appena quel testo si è diffuso in rete sono arrivate centinaia di richieste di adozioni: tutti in coda per poter avere un cane così speciale pronto ad aspettare il suo nuovo proprietario a costo della sua vita. Gli operatori hanno pubblicato la lettera non solo come gesto di rabbia, ma perché sia stimolo alle adozioni dei cani da parte delle persone con un cuore vero, perché i cani come Banjo sono molti. 




permalink | inviato da LiberaliPerIsraele il 10/1/2016 alle 15:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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